La sua spiritualità

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Obbedienza e umiltà lo fecero il "fratello della questua" per quasi cinquant'anni, l'amore per le anime lo fece un apostolo: testimoniò il Vangelo, parlò di Dio; istruí nella fede umili e grandi, impegnò tutti nell'amore. Un vero apostolo senza stola, in dialogo con tutti e tutti "si stuppivano..., et pareva impossibile humanamente che un semplice frate laico parlasse cosí altamente di Dio, com'egli parlava". "Da per tutto parlava delle cose di Dio con tanto spirito e devotione, che rendeva a ciascheduno stupore e maraviglia". Spingeva a rappacificazioni e al perdono; visitava e confortava i malati; ascoltava e incoraggiava i poveri, scrutando coscienze Fr Tommaso in preghiera denunciava il male e facilitava le conversioni. Per ottenere quanto prospettava a chi incontrava, di notte vegliava in preghiera, flagellava il suo corpo, imponendosi per la salvezza degli altri digiuni e austerità. Fu promotore di vocazioni alla vita consacrata, ispirando "singolarmente le vergini a darsi al Signore". A Vicenza patrocinò l'erezione del monastero delle cappuccine, costruito presso Porta Nuova nel 1612-13. A Rovereto sollecitò i provveditori della città ad erigere il monastero delle clarisse, costruito nel 1642. Nel Tirolo fu un trascinatore: guida spirituale dei poveri nella Valle dell'Inn, catechista, informatore delle attese codificate dal Concilio di Trento per un'autentica riforma cattolica. Dal 1617 fu amico e maestro spirituale dello scienziato Ippolito Guarinoni di Hall, medico di corte a Innsbruck: oltre ai colloqui, scrisse lettere sui problemi di etica coniugale, sul come affrontare le croci nella famiglia, sul come amare Dio. Seguí l'istituto delle Vergini di Hall, centro di educazione per le ragazze della nobiltà tirolese; fu accanto, con incontri e lettere, alle arciduchesse d'Asburgo Maria Cristina ed Eleonora, sorelle di Leopoldo V. A costui e alla sposa Claudia de' Medici fu guida spirituale, con frequenti incontri al palazzo e con numerose lettere.
A tutti insegnava quella "alta Sapienza dell'amore" che "s'impara alle care piaghe di Christo"; esortava a riputarsi "felici nel patire" perché "l'amore si conosce nel patire". Fu consigliere dell'arcivescovo Paride Lodron, principe di Salisburgo. Seguí pure la vita spirituale dell'imperatore d'Austria Ferdinando II, standogli accanto durante la guerra dei Trent'anni (1618-48). Fu amico e consigliere dei duchi di Baviera, Massimiliano I ed Elisabetta, residenti a Monaco. Alla loro corte, nel 1620, portò dal luteranesimo alla Chiesa Cattolica il duca di Weimar. Soggiornando a Vienna (1620-21), incontrando alla corte imperiale Eva Maria Rettinger, vedova di Giorgio Fleicher conte di Lerchenberg, la portò ad abiurare il luteranesimo: si fece cattolica e si consacrò a Dio tra le monache benedettine nel monastero di Nonnberg-Salisburgo, diventandone badessa.

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